Il conferimento di uno studio professionale in una SRL

Nelle professioni intellettuali l’impiego di un’organizzazione interna (di elementi personali e reali) presenta un carattere puramente accessorio e serve solo ad agevolare il compimento delle prestazioni personali. Tutto ciò si trasforma in un risultato sostanzialmente indipendente dalle forme organizzate.

Si ricorda, in questa sede, che la Legge c.d. Bersani-Visco (entrata in vigore il 4 luglio 2006) ha modificato l’articolo 54 del TUIR (che disciplina il reddito dei professionisti), ha previsto che nella determinazione del reddito da lavoro autonomo sono rilevanti ai fini fiscali le plusvalenze emerse a seguito della cessioni di beni strumentali (plusvalenza da indicare al rigo RE4 della dichiarazione dei redditi PF come predisposto dall’Agenzia delle Entrate).

Quindi, nonostante l’intravvedersi di numerosi punti di contatto tra professioni intellettuali e aziende, la cessione della clientela dello studio professionale, finalmente pienamente legittimata dalla Suprema Corte, risulta profondamente diversa rispetto alla cessione delle attività commerciali in quanto, non potendosi riconoscere come tale dal punto di vista giuridico, avviene solo per via indiretta dovendosi creare “ex novo” il rapporto fiduciario cliente/nuovo professionista. Per approfondimenti a riguarda è possibile consultare la pagina Cedesi Studio Commercialista Avviamento Professionale.

Il conferimento di uno studio professionale in una STP

L’operazione straordinaria del conferimento ha lo scopo di trasferire un’impresa in un’altra (solitamente in una società) ed avere in cambio partecipazioni (quote o azioni a seconda della forma giuridica).

In buona sostanza si “trasferisce” l’impresa in altre società e si riceve in cambio una quota di partecipazione nella società stessa la quale assumerà un valore fiscale pari all’ultimo valore fiscale dell’azienda conferita. Inoltre, tale operazione avrà luogo senza che sia dovuta alcuna imposta (se non solo il pagamento dell’imposta di registro in misura fissa).

A questo punto occorre fare una premessa: nel caso in cui due o più professionisti decidono di associarsi, dando vita ad uno studio associato, è prassi corrente che i professionisti, nell’evidenziare le rispettive capacità di apporto della clientela (quella apportata e quella potenziale) pattuiscono le rispettive quote di partecipazione agli utili che saranno prodotti dall’attività professionale associata.

Nel caso di costituzione di una STP ci si chiede se sia possibile l’operazione di conferimento dello studio professionale (singolo o associato ed inteso quale “organizzazione” comprensivo anche degli elementi immateriali quali l’avviamento e la clientela) alla società.

Per chiarire tale dubbio occorre inevitabilmente partire dall’articolo 10 della L. 183/2011 il quale prevede che la Società Tra Professionisti viene costituita per l’esercizio delle attività professionali ed i professionisti che ne fanno parte svolgono l’attività professionale in via esclusiva. Alla luce del dettato normativo appare evidente che i professionisti, soci della STP, proseguono nella società un’attività precedentemente esercitata oltre al conferimento delle proprie prestazioni professionali nel corso della vita della STP. Inoltre la lettera C del comma 4 della citata Legge prevede che l’attività professionale svolta dalla STP si fonda sul presupposto della designazione del socio professionista compiuta dall’utente.

La naturale conseguenza è che si assiste al subentro della STP non solo nei contratti stipulati dal professionista conferente  (dipendenti, fornitori, utenze, etc.) ma anche, e soprattutto, nei contratti con i clienti  e nella continuità delle prestazioni professionali rese agli stessi.

Il dettato normativo e le indicazioni dell’Amministrazione Finanziaria

L’articolo 2464 del Codice Civile prevede la costituzione di società a responsabilità limitata mediante conferimento di ogni elemento utile per lo svolgimento dell’impresa tra cui: beni immobili, beni mobili, crediti, opere e servizi, know-how (esperienza professionale), obbligazioni di non fare, obbligazioni future, diritti reali di godimento e garanzia (usufrutti).

Quindi, si può affermare che è possibile conferire uno studio professionale in una società godendo del principio di neutralità fiscale purché vi sia continuità di valori.

Su tale argomento si è anche espressa l’Agenzia delle Entrate con la circolare 8/E/2009 (risposta 1.3) e con la risoluzione 177/E 2009 in merito a conferimenti in associazioni professionali.

Secondo l’Agenzia delle Entrate non si vi è alcuna plusvalenza fiscalmente rilevante a patto il persistere di due condizioni:

  • Al momento dell’apporto di clientela nell’associazione professionale non ci deve essere remunerazione in denaro;
  • nello statuto dell’associazione professionale deve essere previsto che al momento del recesso colui che ha eseguito l’apporto non riceva alcuna liquidazione (tranne l’eventuale quota di utili di competenza dell’esercizio).

Il parere dei Notai e dei Commercialisti

Anche il Consiglio nazionale del notariato ha affrontato l’argomento con la pubblicazione dello Studio n. 224-2014/I. In questo studio viene affermato che è sicuramente possibile conferire in una società tutto il proprio studio professionale, composto rispettivamente dall’avviamento (il lavoro del professionista), dalla clientela e dai beni strumentali.

Anche l’ODCEC di Arezzo, in una recente pubblicazione, ha affermato che è “Valido il conferimento dello Studio Professionale nella STP, a fronte del quale il professionista previa valutazione dell’avviamento e della clientela riceverebbe quote di partecipazione nella società conferitaria”. Quote, quindi, non denaro. Dello stesso parere anche la Fondazione Nazionale dei Commercialisti la quale ritiene “valido il conferimento dello studio professionale in una STP a fronte del quale il professionista, previa valutazione anche dell’avviamento e della clientela, riceve quote di partecipazioni nella società conferitaria, con applicazione dei criteri declinati per i conferimento in natura e delle disposizioni dettate in tema di trasferimento d’azienda”

Pertanto, dal punto di vista civilistico non esiste alcun divieto esplicito al conferimento dello studio professionale in una STP.

Il caso specifico

Per quanto concerne il caso specifico del conferimento di un’attività professionale in una STP, a mio avviso, permane la neutralità fiscale (plusvalenza non tassabile) a patto che nello statuto sia espressamente prevista la rinuncia alla remunerazione in caso di recesso.

Caso diverso, invece, se il professionista, in luogo del conferimento, optasse per l’operazione di trasferimento a titolo oneroso dello studio professionale. In questo caso i corrispettivi percepiti ricadrebbero nell’ambito dell’articolo 54 del TUIR (tassazione ordinaria dei redditi professionali).

Pertanto, per analogia, ciò che vale per la STP (s.r.l.) vale per qualunque società di capitali in quanto la denominazione STP serve solo per individuare la particolare attività svolta dalla società.

In conclusione

Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, in conclusione si afferma che è possibile il conferimento di uno studio professionale (singolo o associato) nella STP, studio inteso come organizzazione di beni materiali ed immateriali (quindi comprensiva di clientela ed avviamento,.). Inoltre, in via analogica ed estensiva potrebbero applicarsi le stesse norme sul conferimento d’azienda in merito, ad esempio, ai rapporti di lavoro dipendente, subentro nei contratti in capo al professionista  (singolo o studio associato), subentro della STP nei crediti del conferente (singolo o associato) e per le responsabilità debitorie del conferente (singolo o studio associato).

Infine, il nodo relativo al divieto di concorrenza è stato già sciolto dall’articolo 10, comma 6 della L. 183/2011 allorquando afferma che “La partecipazione ad una società è incompatibile con la partecipazione ad altra società tra professionisti.

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